Che cos’è il mobbing?
Il mobbing è costituito da atti e comportamenti discriminatori o vessatori protratti nel tempo, che, posti in essere nei confronti di lavoratrici e lavoratori da parte del datore di lavoro o da soggetti collocati in posizione sopraordinata ovvero da altri colleghi, si caratterizzano come una vera e propria forma di persecuzione psicologica o di violenza morale.

Quali sono i possibili comportamenti mobbizzanti?
Il mobbing si caratterizza attraverso vari comportamenti, che sono:

  1. lo sconfinamento in un edificio dello stabilimento in disuso e privo di sicurezza;
  2. le molestie sessuali;
  3. le discriminazioni;
  4. il rifugio ingiustificato, e con disparità di trattamento, di permessi;
  5. l’attivazione di una forte politica di repressione al punto che il dipendente è affiancato da sorveglianti, che devono controllare i minuti di pausa per il ristoro o per i bisogni fisiologici;
  6. il carico di lavoro eccessivo o nullo;
  7. l’assegnazione di compiti al di sotto delle comprovate capacità professionali;
  8. i maltrattamenti verbali del superiore gerarchico davanti ai colleghi di lavoro;
  9. la dequalificazione professionale;
  10. il calunniare o diffamare una persona oppure la sua famiglia;
  11. il negare deliberatamente informazioni relative al lavoro oppure fornire informazioni non corrette, incomplete e insufficienti;
  12. il sabotare o impedire deliberatamente l’esecuzione del lavoro.

Esiste una legge in Italia sul mobbing?
In Italia a differenza della Francia e della Svizzera, non è stata ancora approvata una legge specifica, che possa dettare regole precise e prevedere una tutela appropriata per tutti quegli atti e/o comportamenti e/o azioni persecutori.

Ci si può organizzare per resistere al mobbing?
Si; di seguito sono elencati alcuni consigli per aiutare chi subisce vessazioni nei luoghi di lavoro e per reagire e lottare contro i mobbers:

  1. non pensare di essere unici, in quanto in Italia si è solo uno dei tanti;
  2. non cedere alla depressione;
  3. raccogliere la documentazione delle vessazioni subite, ad esempio: trovare colleghi disposti a testimoniare, tenere un diario di ogni azione di ogni azione mobbizzanti, mettere in forma scritta e far protocollare o spedire per posta A/R ogni richiesta;
  4. denunciare il mobbing, ricorrendo a vie legali.

In quest’ultimo caso è necessario avere le idee chiare e tenere presente:

  1. è preferibile il procedimento civile, vale a dire rivolgendosi al giudice del lavoro;
  2. capire cosa si vuole ottenere, ad esempio, la mansione a cui si ha diritto, la reintegra nel posto di lavoro, il risarcimento del danno, ecc…

Quanto costa il mobbing all’azienda?
La messa in atto di azioni mobbizzanti nei confronti del lavoratore costa:

  1. il tempo impiegato dal mobber per “studiare” nuove forme di vessazione nei confronti del/la mobbizzato/a;
  2. le giornate lavorative prese per malattia a causa mobbing;
  3. i costi subiti da Servizio Nazionale Sanitario per la cura dei/le lavoratori/trici ammalati/e;
  4. i costi di liquidazione in caso di dimissione del/la lavoratore/tri;
  5. i risarcimenti danni per cause civili da mobbing;

I contratti collettivi nazionali del P.I. parlano del mobbing?
Gli ultimi rinnovi contrattuali del P.I. contengono norme specifiche in materia di mobbing.
Infatti prevedono l’istituzione di specifichi Comitati Paritetici sul mobbing presso ciascuna amministrazione con il compito: di raccogliere i dati relativi all’aspetto quantitativo e qualitativo del fenomeno del mobbing in relazione alle materie di propria competenza; di individuare le cause che possano determinare l’insorgere di situazioni persecutorie o di violenza morale; di formulare proposte di azioni positive in ordine alla prevenzione e alla repressione delle situazioni di criticità, anche al fine di realizzare misure di tutela del dipendente interessato; e, infine, di proporre i codici di condotta. I contratti collettivi datoriali possono, altresì, valutare l’opportunità di attuare idonei interventi formativi e di aggiornamento del personale, purchè essi vengano finalizzati sia all’affermazione di una cultura organizzativa, che comporti una maggiore consapevolezza della gravità del fenomeno e delle sue conseguenze individuali e sociali, sia alla realizzazione della coesione della solidarietà dei dipendenti attraverso una più specifica conoscenza dei ruoli e delle dinamiche interpersonali all’interno degli uffici, anche al fine di incentivare il recupero della motivazione e dell’affezione all’ambiente lavorativo da parte del personale. Una volta che i Comitati abbiano formulato le proposte, queste vengono presentate alle Amministrazioni per i conseguenti adempimenti, tra i quali rientrano, in particolare, la costituzione ed il funzionamento di sportelli di ascolto nell’ambito delle strutture esistenti, l’istituzione della figura del/la consigliere/consigliera di fiducia, nonché la definizione dei codici, sentite le organizzazioni sindacali firmatarie.

Cosa sono i codici di condotta antimobbing?
I codici di condotta antimobbing vogliono tutelare la dignità della persona, vittima di mobbing. Infatti, i codici prevedono che tutte le lavoratrici e i lavoratori hanno dritto ad un ambiente di lavoro sicuro, sereno e favorevole alle relazioni interpersonali su un piano di eguaglianza, di reciproca correttezza e di rispetto della libertà e dignità della persona.